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Sclerotizzazione percutanea delle cisti epatiche e renali: il trattamento mini-invasivo che evita la chirurgia

29 set
Tempo di lettura: 5 min

radiografia diagnostica superselettiva prostata lato sinistro

Le cisti del fegato e del rene sono formazioni molto comuni. Spesso scoperte casualmente durante un'ecografia eseguita per altri motivi, nella maggior parte dei casi non danno problemi. Non richiedono trattamento, solo qualche controllo periodico.

Ma a volte crescono. E quando raggiungono dimensioni significative, cominciano a premere sulle strutture vicine, a causare dolore, difficoltà digestive o altri disturbi, la situazione cambia: ignorarle non è più una scelta praticabile.

Per molto tempo l'unica strada era la chirurgia. Oggi la radiologia interventistica offre un'alternativa concreta: la sclerotizzazione percutanea eco-guidata, una procedura mini-invasiva che tratta la cisti dall'interno, senza incisioni, in anestesia locale, con un recupero che si misura in giorni e non in settimane.


Che cos'è una cisti epatica o renale e quando diventa un problema


Le cisti semplici del fegato e del rene sono cavità ripiene di liquido, delimitate da uno strato di cellule epiteliali. Sono formazioni benigne, nella quasi totalità dei casi prive di potenziale maligno, e la loro presenza isolata non richiede in genere alcun intervento.

Il problema nasce quando la cisti cresce fino a esercitare pressione sulle strutture vicine — altri segmenti del fegato o del rene, vasi sanguigni, vie biliari o urinarie — oppure quando comincia a dare sintomi: dolore o senso di peso al fianco o nella parte alta dell'addome, sensazione di gonfiore, difficoltà a mangiare normalmente. In alcuni casi può andare incontro a complicanze come un'infezione o l'emorragia intracistica. In questi contesti, il trattamento non è più una scelta ma una necessità clinica. 


Quando è indicata la sclerotizzazione percutanea

Non tutte le cisti sintomatiche sono candidate alla sclerotizzazione. 

Prima di procedere è sempre necessaria una valutazione accurata, per escludere che la cisti abbia caratteristiche atipiche — setti interni, componenti solide, presenza di vascolarizzazione — che richiederebbero un approccio diagnostico e terapeutico diverso.

Nelle cisti semplici confermate, la sclerotizzazione percutanea è la scelta appropriata quando:

  • la cisti è grande e causa sintomi che limitano la qualità della vita

  • si sono verificate complicanze come un'infezione o un sanguinamento

  • il paziente preferisce evitare la chirurgia, o ha altre patologie che la rendono rischiosa

  • la posizione della cisti permette un accesso percutaneo sicuro

La decisione viene sempre presa insieme al clinico di riferimento — epatologo, nefrologo o urologo — valutando il quadro complessivo del paziente.


Come funziona la procedura

La sclerotizzazione percutanea si esegue in anestesia locale, in ambulatorio o in day hospital, sotto guida ecografica continua. Non richiede incisioni chirurgiche né anestesia generale.

Il radiologo interventista introduce un ago sottile attraverso la cute, raggiungendo la cisti in tempo reale con l'ecografia. Il primo passaggio è aspirare una parte del liquido contenuto nella cavità, che viene inviato al laboratorio per escludere la presenza di cellule maligne. Viene poi iniettata la stessa quantità di mezzo di contrasto, vengono acquisite alcune immagini radiografiche per verificare che la cisti non comunichi con le vie biliari o urinarie. Dopodiché si procede al completo svuotamento del contenuto liquido della cavità. A questo punto, si inietta l'agente sclerosante, che viene lasciato a contatto con la parete interna per un tempo definito, sufficiente a danneggiare selettivamente le cellule epiteliali che la rivestono. Alla fine, lo sclerosante viene riaspirato e la procedura si conclude.

La procedura dura in genere 20–40 minuti. Nei giorni successivi può comparire un lieve fastidio nella zona trattata, che si risolve spontaneamente.  La riduzione della cisti avviene in modo graduale nelle settimane e nei mesi seguenti. Il paziente torna a casa in giornata.

In alcuni casi — cisti di grandi dimensioni o con risposta parziale al primo trattamento — può essere necessaria una seconda sessione per ottenere il risultato ottimale.


I vantaggi rispetto alla chirurgia


La chirurgia laparoscopica per il trattamento delle cisti epatiche e renali è una tecnica efficace e ben collaudata. Tuttavia, comporta anestesia generale, una o più incisioni e un periodo di convalescenza. Per molti pazienti, soprattutto quelli in età avanzata o con patologie associate, questo rappresenta un carico non trascurabile.

La sclerotizzazione percutanea offre qualcosa di diverso.

Nessuna anestesia generale. La procedura in anestesia locale è ben tollerata e accessibile a pazienti fragili e a chi ha problemi cardiaci, respiratori o renali che renderebbero rischiosa un'anestesia generale.

Nessuna incisione. Si entra con un ago sottile attraverso la cute: nessuna ferita, nessuna cicatrice, nessun rischio di infezione della ferita.

Recupero immediato. Il paziente torna a casa in giornata e riprende le normali attività in pochi giorni, senza settimane di convalescenza.

Risultati documentati. La letteratura scientifica riporta tassi di successo elevati, con riduzione significativa del volume della cisti e risoluzione dei sintomi nella grande maggioranza dei casi.


Caso clinico

Una donna di 73 anni si è presentata con diversi mesi di fastidio sordo sul lato destro dell'addome, difficoltà a respirare a fondo sotto sforzo e, a tratti, un dolore puntorio tra le costole durante l'inspirazione. Era nota da tempo una cisti al fegato, all'epoca di 9 cm, tenuta sotto osservazione periodica.

Nelle settimane precedenti la visita, era comparso qualcosa di nuovo: un dolore intenso nella parte alta dell'addome dopo i pasti, simile a una colica. L'ecografia ha chiarito la situazione — la cisti era cresciuta fino a 13 cm e stava premendo sulla colecisti, interferendo con il suo funzionamento. Gli esami del sangue mostravano un lieve aumento di alcuni valori legati al fegato e alle vie biliari, senza calcoli. La TC ha confermato il quadro.

Quello che per anni era stato un reperto da monitorare era diventato un problema concreto, con sintomi sempre più presenti nella vita quotidiana.

Abbiamo quindi eseguito la sclerotizzazione percutanea in day hospital, in anestesia locale. Attraverso un sottile drenaggio posizionato all'interno della cisti, abbiamo prima verificato — con un controllo radiografico con mezzo di contrasto — che la cavità non comunicasse con le vie biliari, un passaggio importante per la sicurezza della procedura. Una volta esclusa questa eventualità, abbiamo iniettato etanolo assoluto all'interno della cisti, lasciandolo agire per circa 40 minuti per danneggiare le cellule che rivestono la parete e impedirle di riprodurre il liquido. Dopo la riaspirazione del contenuto, il drenaggio è rimasto in sede per altre due ore prima di essere rimosso.

I controlli nelle ore successive non hanno mostrato complicanze. La paziente è tornata a casa nel pomeriggio.

Nei mesi seguenti la risposta è stata graduale ma netta: a sei mesi dalla procedura la cisti si era ridotta da 13 a 5 cm di diametro, i sintomi erano completamente scomparsi e i valori del sangue si erano normalizzati.


Una soluzione mirata, per tornare a stare bene senza passare dalla sala operatoria

La sclerotizzazione percutanea delle cisti epatiche e renali è oggi una delle procedure più consolidate nell'ambito della radiologia interventistica addominale. Efficace, ben tollerata, eseguibile in regime ambulatoriale: per i pazienti giusti, con l'indicazione corretta, è spesso la risposta più sensata a un problema che altrimenti richiederebbe un intervento chirurgico.

Il Dr. Claudio Raspanti esegue questa procedura presso strutture qualificate a Firenze e provincia, in un percorso condiviso con i clinici di riferimento. Per qualsiasi dubbio o per richiedere una valutazione, è possibile contattarlo direttamente e concordare un appuntamento.



 
 
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