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Aneurisma delle arterie viscerali

  • 26 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 16 dic 2025


Un'immagine medica che mostra Aneurisma delle arterie viscerali, dettagli anatomici interni.

Gli aneurismi delle arterie viscerali sono una condizione rara ma clinicamente rilevante. Pur avendo un’incidenza bassa, possono evolvere in modo imprevedibile e provocare complicanze serie come la rottura o l’emorragia interna. Un aspetto che li rende particolarmente insidiosi è la loro natura silente: spesso non generano sintomi fino alle fasi avanzate e vengono scoperti in modo del tutto casuale.

Negli ultimi anni l’evoluzione delle tecniche mini-invasive e dei materiali endovascolari ha permesso alla radiologia interventistica di assumere un ruolo centrale nella loro gestione. Oggi, nella maggior parte dei casi candidabili al trattamento, è possibile intervenire senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, riducendo significativamente l’impatto sul paziente.


Che cosa sono gli aneurismi viscerali


Un aneurisma è una dilatazione localizzata della parete di un’arteria. Quando interessa i vasi che irrorano gli organi addominali — come l’arteria splenica, epatica, mesenterica o renale — viene definito aneurisma viscerale.La loro evoluzione dipende da molteplici fattori: sede di origine, dimensioni, morfologia e qualità della parete vascolare.

È fondamentale distinguere tra:

  • aneurismi veri, nei quali sono coinvolti tutti gli strati della parete arteriosa;

  • pseudoaneurismi, che si formano dopo un danno della parete vascolare e presentano un rischio di rottura più elevato.


Questa distinzione orienta la strategia terapeutica e incide sulla prognosi.


Come avviene la diagnosi


Nella maggior parte dei casi gli aneurismi viscerali vengono rilevati per caso, durante un’ecografia o una TAC eseguite per altri motivi. Quando presenti, i sintomi possono essere vaghi — dolore addominale non specifico, senso di peso, disturbi digestivi — e per questo difficilmente attribuiti alla reale origine.


Gli esami più accurati per identificarli e caratterizzarli sono:

  • angio-TAC, rapida e ad alta risoluzione;

  • angio-RM, alternativa priva di radiazioni.

Queste metodiche consentono di valutare dimensioni, rapporti anatomici e caratteristiche della parete vascolare, elementi cruciali per definire l’indicazione al trattamento.


Perché oggi la radiologia interventistica è la prima scelta


La diffusione delle tecniche endovascolari ha rivoluzionato il trattamento degli aneurismi viscerali. Oggi, in molti casi, è possibile intervenire attraverso un accesso mini-invasivo ottenuto tramite una piccola puntura, generalmente a livello dell’inguine o del polso, evitando interventi chirurgici più complessi. Le principali tecniche utilizzate sono due:


Embolizzazione selettiva

Consiste nell’occludere l’aneurisma dall’interno mediante spirali metalliche, agenti embolizzanti o colle specifiche. L’obiettivo è interrompere il flusso patologico e rendere stabile la parete del vaso.


Stent vascolari

Sono piccoli dispositivi metallici posizionati all’interno dell’arteria. Esistono due categorie principali:

  • stent ricoperti, che isolano l’aneurisma dal circolo mantenendo il flusso all’organo;

  • stent a derivazione di flusso (flow-diverter), già ampiamente utilizzati nella patologia cerebrale, oggi impiegati anche a livello viscerale.Questi dispositivi, mantenendo pervia l’arteria principale e le sue diramazioni, riducono progressivamente il flusso all’interno dell’aneurisma fino alla sua esclusione.


Quando eseguite da radiologi interventisti esperti, queste procedure garantiscono tempi di recupero brevi e un tasso molto basso di complicanze, con il vantaggio di preservare la vascolarizzazione degli organi e ridurre la necessità di interventi chirurgici invasivi.


Un problema raro ma clinicamente importante


La rarità degli aneurismi viscerali e la complessità anatomica dei vasi addominali fanno sì che il loro trattamento richieda competenze specifiche. In Toscana, la gestione di queste condizioni è centralizzata in pochi centri con esperienza avanzata in radiologia interventistica.Ogni aneurisma deve essere valutato singolarmente, tenendo conto non solo delle sue dimensioni, ma anche del rischio reale di rottura e della presenza di sintomi.


Caso clinico


Un uomo di 59 anni, durante un’ecografia addominale di screening, presenta una dilatazione anomala dell’arteria splenica. L’approfondimento con angio-TAC conferma la presenza di un aneurisma fusiforme dell’arteria splenica in prossimità dell’origine del vaso, con dimensioni di 4.7 × 2.2 cm, considerato a elevato rischio di rottura.

Viene quindi programmato un trattamento mini-invasivo di embolizzazione selettiva dell’arteria splenica. Attraverso una puntura dell’arteria femorale all’inguine, l’intera sacca aneurismatica e i vasi in ingresso e in uscita vengono occlusi mediante spirali metalliche.

L’angiografia di controllo mostra la completa esclusione dell’aneurisma dal circolo arterioso e la perfetta conservazione del flusso sanguigno verso gli altri organi (fegato, stomaco e pancreas).In questo caso, i circoli collaterali provenienti da pancreas e stomaco hanno garantito sin da subito la vascolarizzazione della milza, evitando l’asportazione chirurgica dell’organo.

Tutto l’intervento è stato eseguito attraverso il foro di un ago, in anestesia locale, con una sola notte di degenza. Il paziente ha potuto riprendere rapidamente le sue normali attività.


Quando rivolgersi a uno specialista


La scoperta di una dilatazione arteriosa addominale merita sempre una valutazione da parte di uno specialista esperto in tecniche endovascolari. Una diagnosi accurata consente di distinguere le situazioni che possono essere monitorate da quelle che richiedono un intervento tempestivo, garantendo un percorso terapeutico sicuro, personalizzato e basato sulle tecniche più moderne della radiologia interventistica.

 
 
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