Elastosonografia epatica (Fibroscan)
- bbrvnn
- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

La salute del fegato è spesso difficile da valutare, perché molte patologie epatiche rimangono silenti per anni. Identificare precocemente fibrosi e steatosi è essenziale per prevenire complicanze e orientare correttamente la terapia. L’elastosonografia epatica, nota come Fibroscan, rappresenta oggi una delle metodiche più affidabili e diffuse per misurare la rigidità del fegato senza ricorrere alla biopsia. In Toscana è disponibile solo in pochi centri specialistici, tra cui Villa Donatello.
Perché misurare la rigidità del fegato
La fibrosi epatica è la risposta del fegato a lesioni di varia natura: steatosi, infezioni virali, abuso di alcol, disfunzioni metaboliche. Nel tempo può evolvere verso stadi avanzati, fino alla cirrosi. Intercettare precocemente questo processo consente un follow-up più accurato e interventi mirati sullo stile di vita e sulla terapia.
Allo stesso modo, la steatosi — l’accumulo di grasso — è diventata una delle principali cause di malattia epatica nei Paesi occidentali, spesso legata a sindrome metabolica e insulino-resistenza.
Come funziona il Fibroscan
A differenza dell’ecografia tradizionale, l’elastosonografia misura quantitativamente la rigidità del tessuto epatico mediante onde meccaniche impercettibili. La velocità con cui queste onde attraversano il fegato è correlata al grado di fibrosi, mentre parametri specifici permettono di valutare la quantità di grasso.
È una procedura:
non invasiva
indolore
rapida (5-10 minuti)
ripetibile nel tempo
Il risultato è immediato e consente allo specialista di integrare il dato con anamnesi, esami del sangue e quadro clinico generale.
Quando è utile
Il Fibroscan è indicato per la valutazione e il monitoraggio di:
steatosi epatica
epatiti croniche virali
epatopatia alcolica
alterazioni croniche delle transaminasi
sindrome metabolica
follow-up post-terapia antivirale
La possibilità di ripeterlo nel tempo senza rischi permette di seguire l’evoluzione della malattia e verificare l’efficacia delle terapie.
Caso clinico
Una donna di 77 anni, seguita da anni per alterazioni persistenti degli enzimi epatici agli esami ematici, giunge all’osservazione in seguito a un recente ulteriore incremento dei valori di transaminasi. In assenza di sintomi clinici specifici, viene programmato un approfondimento diagnostico mirato, privilegiando metodiche non invasive.
La paziente si sottopone a un’ecografia dell’addome superiore associata a studio elastosonografico del fegato. L’esame evidenzia valori compatibili con una fibrosi epatica di grado moderato, senza riscontro di un significativo accumulo adiposo a livello del parenchima epatico, escludendo quindi una steatosi clinicamente rilevante.
Sulla base dei dati elastosonografici, la paziente viene indirizzata a valutazione specialistica epatologica. Gli ulteriori accertamenti consentono di porre diagnosi di cirrosi epatica secondaria a epatite autoimmune, permettendo l’avvio di un percorso terapeutico specifico e di un follow-up strutturato.
In questo contesto, l’elastosonografia epatica si è dimostrata uno strumento determinante nel definire precocemente il quadro clinico, orientando il percorso diagnostico-terapeutico e riducendo la necessità di procedure invasive, in linea con un approccio moderno e personalizzato alla gestione delle patologie epatiche.

Perché farlo in un centro specializzato
La corretta interpretazione dei valori richiede esperienza: obesità, infiammazione acuta o condizioni associate possono alterare la misurazione. Per questo è essenziale che l’esame sia eseguito da operatori formati e integrato in un percorso clinico ben strutturato.
A Villa Donatello l’elastosonografia epatica è parte di un protocollo dedicato alle patologie del fegato, con apparecchiature aggiornate e supervisione specialistica.
Il ruolo della radiologia interventistica nel percorso epatologico
Oltre alla diagnosi avanzata, la radiologia interventistica offre soluzioni terapeutiche mini-invasive in casi selezionati: gestione delle complicanze della cirrosi, trattamenti per tumori epatici, controllo delle emorragie e procedure guidate dall’imaging. L’integrazione tra diagnostica non invasiva e terapie interventistiche permette oggi un approccio più completo e personalizzato alla cura del fegato.
