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Embolizzazione del fibroma uterino

  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

immagine di un Elastosonografia

Il leiomioma uterino, comunemente noto come fibroma o mioma, è il tumore benigno più frequente dell’utero. Si tratta di una patologia estremamente diffusa nelle donne in età fertile, con un’incidenza stimata intorno a una donna su quattro. Nonostante la sua elevata frequenza, nella maggior parte dei casi il fibroma uterino non provoca sintomi rilevanti e non richiede alcun trattamento, ma solo un monitoraggio periodico.


In una percentuale significativa di pazienti, tuttavia, la presenza di uno o più fibromi può determinare disturbi tali da compromettere la qualità di vita, rendendo necessario un intervento terapeutico. In questo contesto, la radiologia interventistica offre oggi una soluzione efficace, mini-invasiva e conservativa: l’embolizzazione delle arterie uterine.


Che cos'è il fibroma uterino?


Il fibroma uterino è una formazione solida che origina dal tessuto muscolare liscio dell’utero. A seconda della sede, il fibroma può svilupparsi:

  • all’interno della cavità uterina (sottomucoso),

  • nello spessore della parete muscolare uterina (intramurale),

  • sulla superficie esterna dell’utero (sottosieroso).


I fibromi possono presentarsi come lesioni singole o multiple. In quest’ultimo caso si parla più correttamente di fibromatosi uterina, una condizione che può rendere più complessa la gestione chirurgica tradizionale.


Perché i fibromi crescono?


Lo sviluppo dei fibromi uterini è strettamente legato all’assetto ormonale, in particolare alla stimolazione estrogenica. Questo spiega perché siano più frequenti in età fertile e perché tendano a ridursi spontaneamente dopo la menopausa, quando la produzione ormonale ovarica diminuisce in modo significativo.

Le dimensioni dei fibromi possono variare notevolmente: da pochi millimetri fino a masse di grandi dimensioni, talvolta superiori ai 20–25 centimetri. La loro crescita nel tempo è difficilmente prevedibile e può essere molto diversa da paziente a paziente.


Quando è necessario trattare un fibroma


Nella maggior parte dei casi, i fibromi asintomatici richiedono solo controlli periodici mediante visita ginecologica ed ecografia. Il trattamento diventa invece indicato quando il fibroma è responsabile di sintomi clinicamente significativi, tra cui:

  • sanguinamenti mestruali abbondanti o prolungati

  • dolore pelvico o senso di peso addominale

  • disturbi urinari o intestinali

  • anemia secondaria a perdite ematiche croniche

  • difficoltà nel concepimento o interferenza con una gravidanza desiderata


In questi casi è fondamentale valutare tutte le opzioni terapeutiche disponibili, incluse quelle non chirurgiche.


Il ruolo della radiologia interventistica: l'embolizzazione uterina


L’embolizzazione delle arterie uterine rappresenta oggi una valida alternativa alla chirurgia tradizionale per il trattamento dei fibromi sintomatici. Si tratta di una procedura mini-invasiva che agisce direttamente sulla vascolarizzazione dei fibromi, inducendone una progressiva regressione.

A differenza della chirurgia, l’embolizzazione consente di trattare tutti i fibromi presenti nell’utero, anche quando sono numerosi o localizzati in sedi difficili da raggiungere chirurgicamente. Questo aspetto è particolarmente rilevante nei casi di fibromatosi uterina.


Come si esegue l'embolizzazione del fibroma uterino?


La procedura viene eseguita in ambiente angiografico, generalmente in anestesia locale. Attraverso una piccola puntura cutanea a livello inguinale o del polso, il radiologo interventista introduce un sottile catetere nel sistema arterioso e lo guida fino alle arterie uterine. Una volta raggiunta la sede, viene iniettato un materiale embolizzante che occlude selettivamente i vasi che irrorano i fibromi. La riduzione dell’apporto di sangue determina una progressiva regressione volumetrica delle masse fibromatose, con conseguente miglioramento o risoluzione della sintomatologia.


Vantaggio dell'embolizzazione rispetto alla chirurgia


Se eseguita da operatori esperti, l’embolizzazione offre numerosi vantaggi:

  • assenza di incisioni chirurgiche

  • preservazione dell’utero

  • trattamento simultaneo di fibromi multipli

  • ridotto rischio di recidiva rispetto alla miomectomia

  • breve degenza ospedaliera

  • rapido ritorno alle attività quotidiane


In molti casi, l’embolizzazione permette di evitare interventi più invasivi come l’isterectomia, offrendo un’opzione conservativa anche a pazienti inizialmente candidate alla rimozione dell’utero.


Caso clinico: fibroma uterino sintomatico trattato con embolizzazione


Una donna di 46 anni si sottoponeva da circa cinque anni a controlli ginecologici periodici per la presenza di un fibroma uterino singolo, inizialmente di piccole dimensioni e completamente asintomatico. In questa fase, come spesso accade, la gestione era basata esclusivamente sul monitoraggio clinico ed ecografico.


Nel corso degli ultimi due anni, la paziente ha iniziato a manifestare una sintomatologia progressiva, caratterizzata da cicli mestruali particolarmente abbondanti e dolorosi, associati a sanguinamenti intercorrenti tra un ciclo e l’altro. Questi disturbi avevano un impatto significativo sulla qualità di vita quotidiana.


Un successivo controllo ecografico ginecologico ha evidenziato un incremento dimensionale rilevante del fibroma, motivo per cui alla paziente è stato proposto un intervento di isterectomia, ovvero la rimozione completa dell’utero.

Prima di intraprendere un trattamento chirurgico demolitivo, la paziente ha deciso di approfondire la possibilità di soluzioni alternative e si è quindi rivolta al nostro ambulatorio per una valutazione specialistica.                         


È stato eseguito un esame di risonanza magnetica, che ha confermato la presenza di un fibroma uterino singolo di circa 7 cm, localizzato nella parete anteriore del corpo uterino, con caratteristiche compatibili con un trattamento mini-invasivo. Alla luce dei dati clinici e radiologici, è stata proposta come opzione terapeutica conservativa l’embolizzazione delle arterie uterine. La procedura è stata eseguita in anestesia spinale, mediante accesso vascolare femorale bilaterale, in ambiente angiografico. Il decorso post-procedurale è stato regolare e ha richiesto una sola notte di ricovero, con dimissione il giorno successivo.


Già dal primo ciclo mestruale successivo all’intervento, la paziente ha riferito una significativa riduzione della sintomatologia dolorosa. Dal secondo ciclo si è osservata una regolarizzazione del flusso mestruale, con completa scomparsa dei sanguinamenti intercorrenti.


Il controllo mediante risonanza magnetica a sei mesi ha documentato una netta riduzione volumetrica del fibroma e la sua completa devascolarizzazione, indicativa dell’assenza di vitalità della lesione. A distanza di oltre un anno dalla procedura, la paziente riferisce un completo benessere clinico, senza ricomparsa dei sintomi.


intervento fibroma uterino

Fertilità e qualità della vita


Numerosi studi e l’esperienza clinica dimostrano che l’embolizzazione non compromette in modo significativo la fertilità. Sono documentati casi di gravidanze portate a termine dopo la procedura, rendendola un’opzione da considerare anche in donne che desiderano preservare il potenziale riproduttivo, previa valutazione multidisciplinare.

Il miglioramento della qualità di vita dopo embolizzazione è elevato, soprattutto per la riduzione dei sanguinamenti e del dolore. 


Un approccio moderno e personalizzato


L’embolizzazione dei fibromi uterini rappresenta uno degli esempi più concreti di come la radiologia interventistica possa offrire soluzioni efficaci, sicure e mini-invasive a patologie comuni, riducendo l’impatto sul corpo della paziente e migliorando l’outcome clinico.

La scelta del trattamento deve sempre essere personalizzata, basata sulle caratteristiche dei fibromi, sui sintomi e sulle esigenze della paziente, in un percorso condiviso tra ginecologo e radiologo interventista.


 
 
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